Libertà della ricerca

Libertà della ricerca

Il comunicato della Società Italiana di Scienza Politica

La Lega di Salvini. Estrema destra di governo” di Gianluca Passarelli, politologo, e Dario Tuorto, sociologo, sotto attacco.

La Società Italiana di Scienza Politica in rappresentanza della comunità scientifica italiana delle politologhe e dei politologi esprimono il pieno sostegno ai due colleghi come studiosi e come docenti per gli attacchi ricevuti alla libertà di insegnamento e alla loro professionalità.

I consiglieri regionali della Lega in Emilia Romagna hanno appena presentato un’interrogazione in Giunta contro l’adozione del testo nel corso di Scienza Politica alla facoltà di Scienze Politiche di Bologna con la motivazione che esso conterrebbe “gravi affermazioni” degli autori, secondo i quali “il partito ha assunto i tratti di una formazione di estrema destra, con tratti razzisti, xenofobi, politicamente e socialmente violenti”.

Gli estensori dell’esposto ritengono che “I professori, in qualità di dipendenti pubblici, sono tenuti a un dovere di lealtà verso lo Stato, indipendentemente da quale forza politica lo governi, e le sedi universitarie non dovrebbero essere luoghi di propaganda politica e, nel caso in questione, antipartitica”.

Tale attacco e l’iniziativa conseguente esige una chiara presa di posizione e alcune riflessioni da parte di chi come docente esercita il proprio lavoro, e tanto più all’Università, dove ricerca e insegnamento, ossia trasmissione del sapere sono un tutt’uno e in “re ipsa” nei compiti dell’istituzione medesima. Due riflessioni in particolare.

1) Il testo incriminato, pubblicato nel 2018, è una ricerca circostanziata sulla Lega come partito, e ora come forza di governo, che verifica empiricamente alcune ipotesi di ricerca e quindi si fonda sull’accordo con i fatti, cercando di analizzare le dinamiche e le caratteristiche di essa nel contesto politico italiano.

Il metodo usato dagli autori risulta conforme ad una metodologia consolidata nelle scienze sociali che risale a Max Weber per il quale lo studioso o il docente nella propria attività di ricerca devono realizzare il requisito dell’obiettività che è possibile attraverso la categoria di “riferimento ai valori”, distinta dal “giudizio di valore” che può essere espresso, ma separato dalla ricostruzione di un fenomeno. Il riferimento ai valori significa quindi che lo studioso/docente sceglie nell’universo del reale il tema di cui occuparsi e il metodo e le variabili da privilegiare per analizzare il fenomeno prescelto. Questo attiene all’autonomia dello studioso di scienze sociali che si trova, a differenza delle scienze della natura, di fronte ad un oggetto complesso e particolare ossia l’uomo e il suo agire. Il libro di Passarelli e Tuorto risponde a tali requisiti e scandaglia un fenomeno significativo, come altri del resto, della realtà politica italiana.​2) I consiglieri leghisti proseguono affermando che “I professori, in qualità di dipendenti pubblici, sono tenuti a un dovere di lealtà verso lo Stato, indipendentemente da quale forza politica lo governi, e le sedi universitarie non dovrebbero essere luoghi di propaganda politica e, nel caso in questione, antipartitica”. Affermazione improvvida questa perché confonde lo Stato, la sua realtà, struttura e funzione, da quando si è formato nella modernità, con il governo o i governi che di volta in volta si alternano, mostrando una irricevibile “ingenuità” culturale che non dovrebbe connotare chi è eletto e delegato quindi ad amministrare la cosa pubblica.

Il docente è dipendente della pubblica amministrazione, non di questo o quel partito. Giuristi, politologi, storici ,filosofi e perfino i grandi autori tragici antichi, da Sofocle ad Euripide, ad Eschilo che analizzano da vari punti di vista il soggetto partito o i “leader” politici o altri attori di un sistema politico-sociale esistono per fortuna almeno dalla Grecia antica, per restare alla storia politica dell’Occidente e non sono meri propagandisti o comizianti, ma analisti con strumenti diversi della complessità del reale, affinché i governati cioè i cittadini siano il più possibile soggetti consapevoli e possano mettere a confronto fatti, idee, opinioni plurali per sviluppare il pensiero critico.

La democrazia, il meno imperfetto dei sistemi, e la dialettica che la sorregge consentono, anzi hanno necessità di questo scambio e si fondano non solo sulla separazione dei poteri già da Montesquieu, non su una vaga tolleranza, ma sul rispetto della autonomia delle singole istituzioni. La comunità scientifica dell’Università rivendica pertanto con forza il proprio diritto/dovere a svolgere la funzione sua propria con gli attributi che le pertengono e quindi la libertà di ricerca e denuncia qualunque tentativo di renderla subalterna, docile ancella di questa o quella parte politica.

La comunità scientifica italiana delle politologhe e dei politologi

Visualizza anche la replica degli autori sul sito de Il Mulino.